Approccio all'arte
...studio da 20 anni questo tema e da umile discepola, convinta, del Maestro Cesare Brandi, ho tradotto il concetto Brandiano che mi è più caro sull'arte e relativo al mio approccio con l'arte stessa... la dove Brandi rivendica la sua origine da un processo creativo unico... e dove ci inoltra alla percezione dell’opera quale evento significativo per l'arricchimento della coscienza umana..
Doc
http://www.edscuola.com/archivio/interlinea/per_un_concetto_di_restauro.pdf
PER UN CONCETTO DI RESTAURO
di Nadia Scardeoni
Domanda: In che cosa consiste il valore dell'opera d'arte?
Il linguaggio dell'arte
E gli artisti - coloro che sanno dare forma alle proprie vocazioni - sono medium di aspetti più o meno complessi della realtà che essi hanno la necessità, l'urgenza, di comunicare.
Da che cosa e' data questa "urgenza"? L''urgenza del comunicare e' sempre una risposta a qualcosa; l'urgenza del comunicare producendo "cose "- e quindi nel dare forma alla propria visione della realtà, sia essa interiore che esteriore - nasce spesso da una necessità personale di autoidentificazione o di definizione di sé, in termini immateriali e materiali.
Altre volte , l'urgenza del comunicare e' una urgenza di "splendore di verità" oggettiva.Gli oggetti dell'arte partecipano allora - a seconda delle intenzioni dell'artista - alla formazione, alla edificazione dei due templi: Il tempio dell' IMMATERIALE e il tempio della MATERIA.
Ma né le leggi dello Spirito né le leggi del Mercato possono definire l'essenza profonda dell' opera artistica.. Come un sole irraggiante , sfugge per la sua complessità vocazionale alla banalità delle categorie formali.da ITER
(http://www.edscuola.it/archivio/interlinea/iter.htm)
Il valore dell'opera d'arte
Il valore dell'opera d'arte, non è dettato, oltre ogni tenace e pervicace apparenza, dal suo mercato che la equipara alla merce comune.Il valore dell'opera d'arte consiste più propriamente nella capacità di fruizione - spesso non del tutto immediata ma sicuramente più cogente rispetto ad altre esperienze - avvertita come gratificazione e consapevolezza di crescita interiore, riconducibile sostanzialmente a due fattori: la conoscenza di sé e il riconoscimento di sé .
La conoscenza di sé come frutto di una relazione che consente più o meno gratuitamente di dare voce all'autocoscienza e all'autoaffermazione di se stessi. Il riconoscimento di sé come atto di gratificazione dello spirito o della psiche, che attraverso la relazione e la mediazione dell'altro, consente una conferma della nostra identità e che, al di là dei contenuti esperiti, risulta tanto piacevole da apparire appagante quasi che i rivoli misteriosi delle vocazioni più profonde, possano - destati- confluire liberamente in un alveo comune.
Un appagamento che si delizia della certezza confortante di non essere più da soli: un desiderio appagato di "universalità o circolarità del sentire, una risposta intensa alla domanda presente nell'essere umano che potrebbe essere definita una categoria dello spirito alla quale si può rispondere in vari modi...Nell'arco aperto delle risposte possibili - che si erge dall'oggetto-feticcio fino al dono sublime dell'artista - il valore dell'opera d'arte è conteso, dentro i fatti e i misfatti dell'esperienza, secondo le antinomie classiche che qualificano la nostra capacità di offerta e fruizione, che possiamo così riassumere: avvaloriamo il dono immateriale della relazione o l'oggetto della seduzione?
Le risposte si collocano dunque nei due versanti della pratica dell'arte e dell'artificio, ove l'autore – il vero deus ex machina - traghetta la sua più intima intenzione e passione: l'onestà intellettuale o l'affabulazione mercenaria?
Verona, 9 febbraio 2008